Fascite Necrotizzante: cause, sintomi e cure possibili

La fascite necrotizzante è un’infezione molto grave che insorge all’improvviso e colpisce in modo violento i tessuti molli. Questa patologia influisce negativamente sugli strati profondi a livello sottocutaneo e si diffonde in modo rapido sul muscolo.

La fascite necrotizzante interessa ogni compartimento a partire dal tessuto molle, sino al derma, il tessuto sottocutaneo e i fasci muscolari. Quest’infezione agendo così profondamente all’interno del muscolo può portare persino alla morte del paziente.

E’ importante diagnosticare la fascite in tempi brevi e intervenire con alte dosi antibiotiche per evitare conseguenze più drastiche.

Cause fascite necrotizzante

La fascite necrotizzante è causata sia da infezioni fungine (anche se in casi molto rari) sia di tipo batterico.

Esistono diverse tipologie di fascite necrotizzante, queste sono:

Tipo I: questa è un’infezione causata da diversi microbi e principalmente da streptococchi di tipo A, G e C. Questa tipologia colpisce in particolar modo i pazienti che soffrono già di malattie croniche oppure di immunodepressione.

Tipo II: in questo caso l’infezione è causata da un unico tipo di microbo che può essere veicolato da stafilococchi, anaerobi che appartengono al genere Clostridium, streptococco di gruppo A o Staphylococcus aureus.

Tipo III: questa è un’infezione che emerge nel momento in cui vengono veicolati dei microorganismi marini come il Vibrio vulnificus e il Vibrio Parahaemolyticus. I soggetti che sono più sensibili a tale forma di fascite sono coloro che si presentano affetti già da malattie epatiche.

Tipo IV: Infine, ci sono le infezioni fungine, i pazienti che sono affetti da ferite come ustioni o traumi sono più soggetti a questa tipologia di fascite necrotizzante.

Sintomi della fascite necrotizzante

Riconoscere i sintomi della fascite necrotizzante è molto importante per riuscire a intervenire in tempi brevi su questa patologia e di conseguenza salvare il paziente.

I sintomi di questa patologia si manifestano in modo veloce in pochissimi giorni. La sintomatologia precipita soprattutto nelle ultime 48 ore e se ciò avviene i pazienti potrebbero sopperire alla malattia in tempi brevi.

Ma quali sono i principali sintomi della fascite necrotizzante? Durante le prime manifestazioni si avverte un dolore eccessivo, costante e anche molto circoscritto in una zona. In tempi brevi compare l’eritema e infine il gonfiore.

Questa triade sintomatologica potrebbe essere confusa con altri segni come la cellulite infettiva e l’erisipela.

Altri sintomi che possono insorgere però nelle ore o il giorno successivo sono la morbidezza della cute che si estende anche oltre l’eritema. Successivamente iniziano i sintomi più pericolosi come la linfangite ossia l’infiammazione dei vasi linfatici, la febbre, la disidratazione, la febbre, il vomito e la diarrea.

Tra i due e i quattro giorni la fascite necrotizzante inizia a provocare delle problematiche davvero molto pericolose come l’edema e le lesioni di tipo bolloso ed emorragico. La cute da arrossata man mano diventa di colore grigiastro che è l’inizio della vera e propria necrosi.

In questo momento, i tessuti cutanei diventano molto rigidi e anche tesi alla mano, i fasci muscolari quindi non sono più palpabili, quindi nel momento in cui si giunge a tale stadio diversi pazienti non percepiscono più il dolore, in quanto la fascite necrotizzante a distrutto tutti i nervi.

Il quarto e il quinto giorno (quelli più pericolosi) il paziente manifesta confusione, apatia, ipotensione e uno shock settico.

Rimedi per la fascite necrotizzante

Come curare la fascite necrotizzante? La prima terapia consigliata è quella antibiotica, questa si può fare quando la patologia si è manifestata da poco tempo ed è stata subito riconosciuta. La terapia di questo tipo prevede un mix ad alte dosi di vari antibiotici come la penicillina, la vancomicina e la clindamicina.

Man mano che la patologia degenera allora bisogna optare per strategie più invasive come ad esempio la terapia chirurgica. In questo caso si procede all’asportazione dei lembi che presentano un tessuto molto infetto, in casi gravi ad esempio quando si deve agire con l’intervento immediato, allora si procede direttamente all’amputazione dell’arto. Quest’operazione è molto complessa e delicata e dev’essere eseguita con urgenza.

In caso di distruzione tissutale un’altra terapia è l’ossigenoterapia iperbarica, mentre la terapia intensiva di sostegno è utile per riuscire a fronteggiare i momenti in cui la fascite necrotizzante porta a sintomi come l’ipotensione o lo shock settico. In questo caso, con la terapia intensiva di sostegno si procede a fare trasfusioni di sangue e liquidi.

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