Displasia all’anca: cause, diagnosi e terapia

La displasia all’anca è una malattia che prevede una malformazione congenita che prevede una progressione graduale che interviene sulla testa del femore che man mano si disloca dalla cavità acetabolare.

Questo difetto fa sì che si sviluppi di conseguenza un’anomalia dell’articolazione coxo-femorale sin da quando il neonato si trova ancora nella pancia della mamma.

L’instabilità dell’anca può essere sia mono sia bilaterale e può incidere negativamente sulla salute futura del bambino, che nel tempo non riuscirà a camminare in modo corretto e incorrerà in varie lussazioni del femore.

La manifestazione della displasia dell’anca può essere favorita sia dai fattori ambientali sia per una predisposizione genetica.

La posizione podalica del feto durante la gestazione presenta una lassità marcata dei legamenti dell’articolazione e naturalmente se c’è un’anamnesi familiare positiva allora è possibile aumentare il rischio.

Cos’è la displasia dell’anca?

Con il nome di displasia dell’anca si indica una malformazione scheletrica che i medici possono riscontrare sin dalla nascita del bambino. Questa patologia secondo una ricerca colpisce principalmente i bambini e le bambine podaliche.

La displasia dell’anca si forma a causa di una capsula acetabolare e anche dalla testa del femore, in questo caso la displasia prevede che la testa del femore non sia collegata alla capsula e si disloca quindi con la massima facilità, più si va avanti e più tende a uscire dal “binario” causando una lussazione.

Quindi nel momento in cui le due componenti dell’articolazioni quella convessa e quella concava non collimano in modo perfetto, ciò comporta una situazione generale d’instabilità di tutto il sistema articolare che porta poi l’anca a essere esposta con molta facilità a numerose lussazioni che comportano anche difficoltà a camminare.

Quali sono le cause della displasia dell’anca?

Le cause della displasia dell’anca possono essere diverse, le principali sono le predisposizioni genetiche, fetali ed embrionarie. L’interazione però si può causare anche con fattori d’interazione ambientali che possono generare nel neonato la manifestazione della malattia.

Di solito, si può manifestare la formazione della displasia sin da quando si forma l’embrione nel grembo materno. Questa malattia infine si può associare anche ad altre sindromi genetiche che sono corredate dunque non solo dalla displasia ma anche da altre patologie.

Esami per la diagnosi della displasia all’anca

La displasia dell’anca viene diagnosticata mediante un esame clinico oppure attraverso un’ecografia neonatale che si può eseguire al primo mese di vita, e poi va ripetuta anche verso il quarto mese.

In alternativa, se non ce ne si rende conto prima è possibile fare la radiografia a un bambino che ha almeno tra i 7 e gli 8 mesi.

Diagnosticare per tempo la displasia dell’anca è molto importante, infatti se si riconosce la manifestazione della patologia si può fare una terapia immediata che durante la crescita del bambino da degli ottimi risultati.

L’impiego dell’ecografia neonatale, secondo alcune ricerche, ha permesso di curare i bambini e di debellare quasi completamente la patologia.

Quali sono i trattamenti per la displasia all’anca?

La cura della displasia dell’anca è molto importante, infatti se questa patologia non viene trattata e l’anca rimane lussata allora dopo una certa età, solitamente tra i quattro e i cinque anni è impossibile poi riportarla nella posizione corretta.

Quando la lussazione non viene curata allora di conseguenza si rischia una zoppia grave che di solito prende anche il nome di deambulazione anserina oppure di camminata dell’oca.

Non solo, durante l’età adulta si va incontro a delle alterazioni artrosiche che portano alla necessità d’inserire una protesi all’interno dell’anca.

Quando una displasia non viene individuata durante l’età neonatale può comportare delle conseguenze molto gravi anche sullo sviluppo osseo muscolare della persona adulta, che nel tempo portano a patologie invalidanti sin dalla giovane età.

Intorno ai 30 anni, con il peggioramento della displasia dell’anca presenta nell’adulto dei sintomi dolorosi nella zona anatomica del bacino. Infine, se non si procede a una cura in età neonatale è possibile che si vada incontro a patologie come il ginocchio valgo, l’iperlordosi, l’anca displasica, la coxoartrosi.

Terapia consigliata per la displasia all’anca

La displasia dell’anca prevede una cura che cerca di riportare nella posizione corretta la testa femorale, mediante l’uso di specifici divaricatori.

Se questi non funzionano è possibile in ultima analisi optare invece per la chirurgia. Quando l’anca è centrata ma il cotile presenta dei segni di displasia è necessario intervenire con un tutore ortopedico che viene utilizzato per mettere tutto in asse.

Quando le anche invece non sono centrate allora è necessario utilizzare un gesso apposito che viene posto dopo aver effettuato una riduzione manuale della lussazione in anestesia.

Dopo che l’ingessatura viene rimossa se ancora la centratura della testa del femore non è stabile allora bisogna agire con un intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico prevede l’apertura dell’articolazione dell’anca, poi si libera la testa femorale e si eliminano le anomalie che si trovano nelle capsule articolari e poi si va a riposizionare correttamente la testa femorale nella sede anatomica.

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